Tre libri sulla fine del mondo

I seguenti consigli di lettura figurano tra quelli proposti dai redattori de «L’Indiscreto» nell’articolo Cosa leggere a fine anno, secondo noi

Tra le letture che mi sento di consigliare ai lettori dell’Indiscreto per inquadrare al meglio il 2019 ci sono tre libri che parlano della fine del mondo, tra i migliori che mi sia capitato di leggere nel corso dell’anno che volge tanto mestamente al termine. Il primo è Il pianeta tossico di Giancarlo Sturloni, edito da Piano B. L’autore, uno studioso che insegna comunicazione del rischio all’Università di Udine, mette insieme in un catalogo avvincente quanto sinistro, i fattori di rischio ecologico, economico e sociale cui il pianeta Terra sta andando incontro a causa del nostro stile di vita, del continuo consumo di combustibili fossili, e in ultima analisi del riscaldamento globale. Un fenomeno misurato con certezza negli ultimi 170 anni (le prime rilevazioni risalgono a metà Ottocento) e che rischia di innescare reazioni a catena fatali oltre un limite di incremento di 2° sulle temperature medie registrate prima che cominciasse l’impennata nelle rilevazioni. Contenere la corsa del termometro sembra impossibile, non perché lo sia tecnicamente ma per l’ingordigia imposta dalla civiltà industriale: il capitalismo ammette come unico orizzonte quello di una crescita infinita, condizione non conciliabile con la finitezza delle risorse planetarie e col vertiginosamente crescente numero di umani da sfamare su questa biglia lanciata nello spazio. La Terra ha già visto cinque estinzioni di massa, questa sesta – che stiamo già vivendo – è la prima a essere innescata dalla volontà autodistruttiva di una sola specie e, soprattutto, è quella che ci riguarda. Coi suoi tempi geologici in qualche milione di anni il pianeta si sarà già dimenticato del nostro maldestro passaggio, ci saranno altre specie a popolarlo e un nuovo equilibrio ambientale avrà preso il posto di quello che conosciamo oggi. Insomma, per farla breve e ripetendo le parole dello strillo del volume: “Se la Terra si scalda, è il nostro culo che scotta”.

Il secondo libro che giungo a segnalare è Iperoggetti di Timothy Morton. Il volume, portato finalmente in Italia da NERO, è stato scritto da uno dei filosofi più rilevanti nel panorama internazionale e divulga in modo lisergico (e a volte dispersivo) l’interpretazione del mondo della Ontologia-orientata-all’oggetto (OOO), la corrente filosofica fondata da Graham Harman e che per Morton vede proprio negli inafferrabili ‘iperoggetti’ il grimaldello decisivo per l’interpretazione del reale. E indovinate un po’ qual è il principale degli iperoggetti? Ancora lui: il riscaldamento globale.  Come osserva l’autore “il riscaldamento globale non è qui. Gli iperoggetti sono non-locali. Le radiazioni non sono visibili”. La loro natura sfuggente e pervasiva opera un cambio di paradigma circa la nostra possibilità di lettura della realtà: per la OOO col riconoscimento degli iperoggetti l’uomo non può più essere al centro neppure dal punto di vista dell’interpretazione filosofica del mondo: ci sono una serie di relazioni che gli oggetti hanno tra loro e che ci risultano inaccessibili, ma che pure investono con la loro portata l’intero ecosistema in cui viviamo.

Infine è la volta di un romanzo, Cometa di Gregorio Magini, uno dei migliori dell’anno che volge al termine. Il tema della fine del mondo non è quello dominante nella poetica maginiana, seppure la sventura per i destini inconcludenti di una generazione (quella dei nati negli anni ’80) aleggi più volte nel corso del volume. È interessante notare tuttavia come la scena finale del libro si svolga al cospetto – benché frutto di una probabile ossessione – di uno sciame di astronavi aliene che si nasconderebbero nella scia di una cometa, non promettendo (ma questa forse è solo una mia proiezione) di portare nulla di buono al destino di un pianeta sempre più avvolto in una dimensione tecnologia straniante e solipsistica.

L’Indiscreto, 21 dicembre 2018

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