Il mito di Cortina e il sogno di un paese in pole position

“Via della Spiga a Milano – Hotel Cristallo di Cortina: 2 ore, 54 minuti e 27 secondi”. Saranno le Olimpiadi del Dogui, e di un certo immaginario.

Il primo ricordo che ho di Cortina mi porta curiosamente sul lungomare di Porto Ercole, dove incontrammo – o stava per investirci? – quello che fu il ginecologo che seguì le tre gravidanze di mia madre (e che per altro schiacciandoci poteva riportare il conto dei nati a quota zero). Una volta che se ne andò rombando sulla sua Porsche cabrio, mio padre mi informò che almeno un cerchione di quella macchina gliel’avevamo pagato noi, con i soldi delle visite immagino, l’ultimo frammento del ricordo era la direzione della vettura: Cortina. La perla – quando non addirittura la Regina – delle Dolomiti, avrei scoperto anni dopo, sembra attrarre le auto di grossa cilindrata, che tornano su rotte conosciute come fenicotteri attratti in primavera dalla lucentezza proprio di quel certo stagno, dove vanno ovviamente a riprodursi.

Ed è forse per questo che non mi sono stupito, tempo dopo, quando finalmente a Cortina mi trovavo a schivare Ferrari e Maserati in amore aderendo quanto più possibile alle palazzine. Chissà come si scelgono, pensavo, e oltre al rombo dei motori un altro ronzio mi rimbombava in testa, Son decisioni tremende quelle lì, io l’ultima volta che ero in bilico tra l’Alfetta Turbo e il Bmw a iniezione, sono entrato in paranoia… Per lasciarle danzare mi avvicinavo ai negozi scintillanti, però anche da lì mi spingevano via, dovevo lasciar libero il passaggio per i giapponesi con la macchinetta al collo e il colbacco in testa, tutt’al più potevo trovare un po’ di requie un po’ più in là, lontano dalle vetrine delle boutique, dalle pellicce, dalle gallerie d’arte, dai Rolex, dai balconcini in legno coi geranei e dai palazzi dipinti in stile alpino, bastava andare più avanti, magari in piazza, e godermi finalmente il paesaggio fiabesco delle Cinque Torri.

image

Ci starebbero proprio bene dei Giochi Olimpici su queste montagne – pensavo – mentre qualcuno mi suggeriva che in effetti c’erano già stati, anche in un posto così piccolo, nel ’56. Ma no, ribattevo, ci starebbero bene delle Olimpiadi visionarie, nel futuro, metti, tipo, nel 2026! Mai pronunziai parole più profetiche, e mai avrei pensato che sarebbero arrivate in staffetta con Milano.

Vado infatti a dare un’occhiata su Google Maps alla distanza tra le due nuove sorelle olimpiche, e le scopro lontanissime: 408 chilometri per cui è indicato un tempo di percorrenza, per noi comuni mortali, di 4 ore e 49 minuti. Ma per fortuna qui nidificano i macchinoni, Alboreto is nothing, e prevedo che non mancheranno nuovi svincoli autostradali, magari dalle parti di Belluno, per consentire finalmente a qualcuno di battere il mitico record di Guido Nicheli: Via della Spiga – Hotel Cristallo di Cortina, 2 ore, 54 minuti e 27 secondi.

E le colate di cemento, i paesaggi prealpini, la sostenibilità ecologica? La leggera invidia per l’autonomia delle vicine province altoatesine? Pazienza, magari anzi finalmente verrà ricambiata da un’altra invidia, quella appunto per i Giochi. Invidia che fa girare il mondo, non dimentichiamolo, e forse un po’ ne lasciava trasparire l’entusiastica rivendicazione (poi rimossa) di un M5S lombardo improvvisamente favorevole ai grandi eventi, così come il tripudio di un Salvini che finché stava all’opposizione non era proprio il fan numero uno dell’iniziativa.

Meglio pensare alla favola dei Giochi che saranno, alle epopee indimenticabili di Fantozzi azzurro di sci (anche se in quel caso eravamo a Courmayer) o alle nuove specialità olimpiche che andrebbero davvero introdotte nel caso di Cortina, qualche anno di tempo del resto c’è. Mica vorremo accontentarci del bob, dell’hockey e del pattinaggio? Bisogna escogitare almeno una gara di degustazione o di tintarella, perché la libidine è qui amore…

L’unico politico che ha azzeccato il festeggiamento è il sindaco di Milano Beppe Sala, che ha corredato su Twitter una sua foto con un paio di sci con la battuta “Olympic Winter Games 2026! TAAAC!”. E quel taaac ci riporta forse al nodo più profondo che avvicina finalmente le altrimenti lontanissime Milano e Cortina: l’immaginario della Milano da bere, dei cinepanettoni degli anni ‘80 e dell’esuberanza economica di un Paese che malgrado qualche tratto grottesco e guascone sapeva guardare ancora con fiducia al futuro. Del resto i giochi portano allegria, e nessuno stavolta potrà goderseli da bordo pista quanto noi: sole, wiskhy ed eccoci in pole position. E col parco auto di Cortina state certi che non avremo rivali.

Esquire, 29 giugno 2019

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...